Alessandra Arachi, CORIANDOLI NEL DESERTO, a cura del liceo Pacinotti di Cagliari

IL LIBRO. È dall’ombra che Enrico Persico, per una vita, ha osservato il suo migliore amico, Enrico Fermi. Ha visto la sua stella bruciare delle scoperte di entrambi, e di quelle di Ettore Majorana, ma era solo lui, Fermi, a brillare. Era solo lui quel giorno, a Stoccolma, a ricevere il premio Nobel per la fisica, grazie alla scoperta delle reazioni nucleari con neutroni lenti che era appartenuta tanto a lui quanto al professor Persico. Dagli occhi di quest’ultimo, in vibrate intense pagine, Alessandra Arachi ci mostra il suo mondo di gioie, devozione, amore e rimpianti: ricoverato in ospedale per un male sconosciuto, Persico ripercorre la sua vita e il suo rapporto con Fermi fin dal loro primo incontro, l’indifferenza dell’amico, che vede l’amicizia come niente di diverso da un’equazione matematica, e che non si pone problemi nell’ eclissare Persico con la sua ombra gigantesca, nel metterlo nelle condizioni di rinunciare a ciò che desidera, come la cattedra di Fisica teorica di Roma. Racconta di Nella Mortara, la donna amata da Persico per tutta la vita e di quel “sabato mattina” in cui egli si innamoro di lei. La penna corre tra le dita frenetiche. L’inchiostro scorre veloce tra le righe di un vecchio foglio stropicciato. Tanti fogli accartocciati sul freddo pavimento, pezzi di un puzzle ancora da ricomporre. Lettere d’amore, attimi di una vita passata all’ombra di una vetta troppo alta da scalare. Ferite dei tempi remoti che ancora bruciano sotto la pelle… Altre lettere d’amore, e una bomba che, seppure sepolta da anni, non era ancora scoppiata. Che cosa c’è di più bello di un amore che esplode? La bomba è la più bella storia d’amore, perché dietro al buio c’è sempre la luce. C’è il coraggio, l’amicizia e lui, Enrico, con la sua lentezza. Eppure nel momento in cui quell’ordigno si accingeva a dividersi in mille pezzi e riempire l’aria di sé, gli rubò anche questo, Enrico Fermi, il grande fisico, il grande genio, Lui. Un forte rumore scosse la terra e il cielo. L’orizzonte tremava a tale potenza, l’umanità trovò l’arma. Il genio umano oltrepassò il limite. La bomba scoppiò, per la prima volta, in quel deserto in America. Fermi era lì, ma non guardava la nube. Lanciò in aria i coriandoli, calcolando lo spostamento determinato dalla potenza dell’esplosione. La sabbia, il vento, i coriandoli che ballavano alla musica frenetica della bomba atomica. Mentre volavano, per terra le ombre… “C’è sempre un momento che la tua scoperta ti viene tolta di mano e continua la sua strada senza di te [...] magari contro di te.” Persico si ritrova a vivere la sua vita con un unico appiglio che lo separa dalla disperazione: la convinzione che, anche se non aveva mai avuto Nella, la scoperta che aveva regalato il Nobel a Fermi fosse stata merito suo e del suo amore per lei. E’ questa la verità che Persico vuole trasmettere prima di morire, nelle sue lettere scritte, strappate e scritte di nuovo, in quei fogli bianchi come la paraffina ma pesanti come il piombo. (Alessandra Arachi, Coriandoli nel deserto, Feltrinelli 2012).

LA CITAZIONE. È un battito di ciglia il confine con la vita, Nella. […] È nel respiro il confine con l’amore (pag 105).

S(HORT) M(EMO OF THE) S(TORY). All’ombra dei coriandoli, scritta come una poesia la storia di un uomo: un applauso alla Fisica e un bacio all’Amore.

IL PERSONAGGIO. Tommaso Frollo. Letto n°22. Un tumore, ecco cos’era.
Un tumore se lo stava portando via, accartocciandolo per poi essere buttato in terra, come un foglio di carta.
Lui odiava gli sprechi di carta.
E fu proprio lì che lo ritrovarono, sul pavimento.
No, non era il tumore stavolta. Era la droga. La droga se lo stava portando via.

a cura del Liceo scientifico Pacinotti, Cagliari

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