
LA CITAZIONE. Allora scopro che mi restano molti bei ricordi, pochi rimorsi e qualche rimpianto. Perché in fondo ho corso parecchio, vinto abbastanza e anche quando ho perso, non si può dire che non l’abbia fatto alla grande (pag.294).
IL PERSONAGGIO. Il personaggio di Guido accompagna Claudio lungo tutta la storia, dall’ infanzia trascorsa tra la spiaggia e la campagna romana, alle scuole superiori, fino alla maturità.
Insieme a Guido, Claudio fa le prime esperienze della vita adulta, sperimenta lo spirito di competizione, in lui vede una figura cardine della sua giovinezza ma, raggiunta l’ età adulta, lo perde di vista.
Guido appare come una sorta di alter ego di Claudio, anche nell’indecisione tra Medicina e Giurisprudenza, la prima la carriera di Guido, mentre la seconda quella, politica, di Claudio. I due personaggio appaiono così speculari, in antitesi.
Ma Claudio risulta un fallito sotto tutti i punti di vista, mentre Guido eccelle dove l’ altro non arriva.
Diventano termini di paragone il rapporto che Guido instaura con Giovanni e Laura, la sua storia con Giuliana, la sua carriera di successo: tutti ambiti in cui Claudio sperimenta la sconfitta.
Tuttavia Guido non è un personaggio totalmente positivo, e neppure completamente estraneo ai giochi di potere, infatti accetta la raccomandazione di Claudio per ottenere il posto da professore e non vorrebbe rinunciare alle consuete raccomandazioni per la carriera universitaria di Giovanni.
E’ comunque uno dei personaggi del romanzo che non cambia nel corso del tempo, anzi, mantiene il suo spirito e l’ umanità che aveva da ragazzo, che persino nel momento dell’ attentato a Claudio, lo fa tentare di stemperare la tensione con una battuta, con il suo solito spirito, uno spirito giocoso e cameratesco che in un primo momento lo aveva portato anche a coprire Claudio nella sua storia con Marta.
Guido e Claudio risultano così condurre due vite parallele in cui alla fine di tutto è il primo a prevalere, nella famiglia, nell’ amore e nel successo, Guido, che si appropria inconsapevolmente dei sogni e della vita del protagonista.
IL PERSONAGGIO. Giovanni Bucci, il padre del protagonista Claudio Bucci, era un buon avvocato romano che in gioventù aveva fatto il dongiovanni e che, per questo motivo, si era ritrovato a scegliere la moglie alla ricerca di un pò di dote e, soprattutto, di quella stabilità di cui aveva bisogno.
Era un uomo tranquillo, senza troppe pretese: la sua filosofia di vita potrebbe essere riassunta nella frase ( a lui attribuita nel libro ) ” campa e lascia campare ” e lui faceva così, soprattutto con la moglie, incarnazione del dovere, della virtù e del rigore, che si poneva completamente all’opposto rispetto al marito.
Uomo semplice, che denotava sobrietà e misura, era parsimonioso nei consumi e nello spendere ma allo stesso tempo era generoso e accondiscendente, soprattutto con il figlio ” Claudietto” del quale era uno dei “complici” più sinceri e affidabili, fin dall’infanzia ( farsi prete o meno? ), passando per la giovinezza ( Medicina o Giurisprudenza? ), fino ad arrivare all’età adulta ( Giuliana è davvero la donna giusta da sposare? ).
Di politica non ne voleva sapere, o meglio, non ne voleva parlare. Era un semplice avvocato di paese, giusto e rispettoso con gli altri, e se riceveva pagamenti per il suo lavoro, questi pagamenti erano in natura: caciotte. Ma nonostante questo, ( il figlio percepiva l’atteggiamento del padre come un atteggiamento di sottomisione o rassegnazione alla vita stessa ), non si lamentava mai della sua vita mediocre, di sua moglie che lo assillava e di suo figlio che, nonostante fosse in assoluto il suo preferito, non la smetteva mai di dargli preoccupazioni. Per lui l’importante, a differenza di Claudio che ambiva al potere e alla fama, era solamente essere sereni e in pace con gli altri e con se stessi. Da uomo equlibrato e stabile come era, riusciva a dare al figlio e, in generale, alle persone intorno a sè, una certezza e sicurezza inaspettate in un uomo, all’apparenza, di così scarsa importanza.
Ultimo segno distintivo era la sua passione preferita: camminava sempre e, su qualunque cosa dovesse riflettere, lui lo faceva passeggiando, come se i piedi fossero il motore del cervello. Anche questo era forse segno della sua capacità di incassare e sopportare tutti i dolori della vita con un grado di dignità elevatissimo e privo di ogni tipo di autocommiserazione. Era semplicemente un uomo buono, giusto: era forse impossibile non amarlo o, quantomeno, non apprezzarlo.
a cura degli studenti dell’IIS Leonardo da Vinci, Fiumicino (Roma)