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	<title>Commenti a: Maria Bellonci, RINASCIMENTO PRIVATO</title>
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		<title>Di: Elisabetta Calledda</title>
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		<dc:creator>Elisabetta Calledda</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Apr 2012 19:07:15 +0000</pubDate>
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		<description>Lo trovo moderno e raffinato. L&#039;eleganza e l&#039;equilibrio rinascimentale sono deliziosamente interpretati. Le parole della Bellonci si materializzano nei gesti di questi giovani.
Complimenti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Lo trovo moderno e raffinato. L&#8217;eleganza e l&#8217;equilibrio rinascimentale sono deliziosamente interpretati. Le parole della Bellonci si materializzano nei gesti di questi giovani.<br />
Complimenti.</p>
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		<title>Di: Octavian</title>
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		<dc:creator>Octavian</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Apr 2012 14:16:37 +0000</pubDate>
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		<description>Maria Bellonci, in un secolo moderno, ricostruisce una tappa della storia attraverso una parte di se stessa, Isabella. Due menti fuse, due cuori che esprimono i sentimenti privati dal tempo, si incontrano tra le righe del “Rinascimento privato” e, come un’armoniosa melodia,  accarezzano le foglie degli alberi che si perdono nella nebbia, che, come un sipario mobile, scorre sul lago della Mantova dei Gonzaga. Qui, bellissima e intoccabile, Isabella d’Este contava gli attimi del tempo che passava, lì, da sola, circondata dagli orologi che a battiti discordanti ritornavano nella sua memoria. Un rapporto intimo e delicato con ogni secondo trascorso, ma le storie del suo passato ritornavano nella sua mente e fra tutto ciò che sapeva, ricordava e sentiva, c’erano loro, le lettere, lasciate nello studiolo. Scritte dal britannico Robert de la Pole, le lettere erano gli occhi dell’ecclesiastico che ardevano alla bellezza della marchesana e il cuore di lui che la sfiorava. Lettere senza risposta, ma lo stesso silenzio gli parlava, mentre le righe delle lettere raccontavano a Isabella il labirinto politico che dominava la penisola e l’intero Vecchio Continente. Lei, con grande abilità e determinazione, lottò per il suo amore: la famiglia, Mantova e il Rinascimento.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Maria Bellonci, in un secolo moderno, ricostruisce una tappa della storia attraverso una parte di se stessa, Isabella. Due menti fuse, due cuori che esprimono i sentimenti privati dal tempo, si incontrano tra le righe del “Rinascimento privato” e, come un’armoniosa melodia,  accarezzano le foglie degli alberi che si perdono nella nebbia, che, come un sipario mobile, scorre sul lago della Mantova dei Gonzaga. Qui, bellissima e intoccabile, Isabella d’Este contava gli attimi del tempo che passava, lì, da sola, circondata dagli orologi che a battiti discordanti ritornavano nella sua memoria. Un rapporto intimo e delicato con ogni secondo trascorso, ma le storie del suo passato ritornavano nella sua mente e fra tutto ciò che sapeva, ricordava e sentiva, c’erano loro, le lettere, lasciate nello studiolo. Scritte dal britannico Robert de la Pole, le lettere erano gli occhi dell’ecclesiastico che ardevano alla bellezza della marchesana e il cuore di lui che la sfiorava. Lettere senza risposta, ma lo stesso silenzio gli parlava, mentre le righe delle lettere raccontavano a Isabella il labirinto politico che dominava la penisola e l’intero Vecchio Continente. Lei, con grande abilità e determinazione, lottò per il suo amore: la famiglia, Mantova e il Rinascimento.</p>
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